L’Arbëria è una terra che ha dato i natali a figure di straordinario rilievo, capaci di lasciare un segno profondo nella storia e nella cultura. Tra queste spicca Luigi Amato, considerato uno dei più importanti pittori italiani del Novecento.
Nato a Spezzano Albanese, borgo arbëresh della provincia di Cosenza, il 1° gennaio 1898, Amato manifestò sin da giovanissimo una naturale inclinazione per le arti.
Fin da bambino era solito disegnare le scene della vita di cantiere in cui il padre Francesco, muratore, lo portava con sé: un primo, spontaneo contatto con l’umanità e il lavoro quotidiano che avrebbero segnato profondamente la sua arte.
In gioventù, grazie a una borsa di studio, si trasferì a Roma, dove frequentò la Regia Accademia di Belle Arti. Fu l’inizio di un percorso artistico che lo condusse a ottenere importanti riconoscimenti non solo in Italia, ma anche in Francia e nel Regno Unito, dove venne accolto nella prestigiosa Pastel Society.
Luigi Amato si specializzò nella ritrattistica, non mancando di immortalare i personaggi più influenti della sua epoca, da Mussolini ai gerarchi principali, fino ad arrivare a Vittorio Emanuele ed Elena, Re e Regina del Regno d'Italia.



Nella maggior parte dei casi, però, i suoi soggetti erano persone comuni, spesso umili, colte nella loro quotidianità, con i loro pregi e soprattutto con le loro fragilità. I volti dipinti dal maestro Amato sono profondamente espressivi: raccontano storie, restituiscono emozioni e rivelano, con rara sensibilità, l’anima di chi veniva ritratto.
Il risultato è un insieme di opere di straordinaria intensità e forza emotiva.
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Amato trascorse gli ultimi anni della sua vita nella tranquillità dell'isola di Capri e morì a Roma nel 1961 a causa di una malattia fulminante.
In Expo Arbëria abbiamo voluto omaggiare la memoria del Maestro istituendo il Premio Internazionale di Pittura “Luigi Amato”, un'iniziativa volta a raccontare l'Arbëria attraverso il linguaggio dell'arte pittorica.


