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La Teofania di Piana degli Albanesi

12/01/2026 14:47

Ilina Sancineti

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donne arbereshe durante la teofania di piana degli albanesi

La Teofania di Piana degli Albanesi rappresenta un momento religioso importantissimo per mantenere viva la cultura arbëreshe sul territorio italiano.

La fede è collante delle comunità e tutti i riti e le celebrazioni che intorno ad essa gravitano rappresentano un momento di condivisione popolare essenziale per preservare origini, tradizioni, consuetudini da tramandare alle future generazioni.

 

Proprio per questo motivo, ritengo opportuno fare riferimento e ricordare la Santa Teofania di Piana degli Albanesi, una delle numerose comunità albanofone presenti sul territorio italiano, nella specie, nella meravigliosa terra di Sicilia.

 

Allo scopo di rimanere fedeli al fine di promozione socio-culturale di questo canale si riporta per intero, senza edulcorare alcunché,  il comunicato pervenuto a questo blog dall’Associazione Pro-Loco di Piana degli Albanesi (Shoqata për-vendin e horës së Arbëreshëvet) che, illustrando il cerimoniale ortodosso della Teofania, ci offre una visione suggestiva di questa straordinaria comunità.

 

«Tutte le comunità italiane discendenti dagli antichi profughi dell’Albania utilizzano il rito di tipo bizantino pur essendo cattoliche: le diocesi arbëreshë sono legate alla chiesa di Roma e riconoscono l’autorità del Papa, ma svolgono le loro cerimonie seguendo il rito ortodosso. Piana degli Albanesi, naturalmente, non fa eccezione. In questo contesto religioso unico, una delle occasioni maggiormente sentite, solenni e suggestive dell’anno liturgico è rappresentata dalla Teofania del Signore (Ujët të pagëzuam).

Fin dai tempi antichi a Piana degli Albanesi questa occasione è stata uno degli eventi più significativi per la comunità e, non a caso, la città conserva da quattro secoli un dipinto che rappresenta proprio questo evento. Si tratta del “Battesimo di Cristo nel Fiume Giordano”, realizzato nel 1604 in olio su tela da Pietro Antonio Novelli (1568-1625), uno dei due più grandi pittori che abbiano mai operato nel comune arbëreshë. Ad oggi questa preziosa opera continua ad essere custodita con cura dalla città, ed è esposta nel Collegio di Maria.

Nelle chiese puramente ortodosse questo evento ricade il 19 gennaio, ma a Piana degli Albanesi la cerimonia viene svolta il 6 gennaio, come normalmente accade nelle chiese cattoliche, anche se di rito bizantino.

eparca di piana degli albanesi

Come di consueto avviene nelle chiese orientali, durante la funzione il vescovo, definito “Eparca” proprio come nella tradizione bizantina, indossa i paramenti tipici dei vescovi orientali, come la mitra, un copricapo alto e rigido a due punte, impreziosito da oro e gemme. Visto che si tratta di una delle celebrazioni più importanti del calendario liturgico, l’Eparca indossa anche il mandìas, un lungo e solenne manto violaceo, mentre i sacerdoti, detti papàs, portano il tipico copricapo cilindrico nero chiamato kalimafion. A completare i maestosi paramenti del vescovo vi è il ravhdes, un pastorale simbolo della prudenza evangelica, sormontato da due teste di serpente.

Non appena tutti i sacerdoti si radunano nella Cattedrale di San Demetrio, comincia la celebrazione della liturgia, che prevede una funzione più lunga e solenne rispetto a quella svolta nel rito romano, accompagnata da grandiosi canti che rispettano una precisa musicalità. L’intera funzione viene svolta in lingua greca, seguendo i canoni della tradizione locale.

 

Durante lo svolgimento della cerimonia, vengono custodite in cattedrale anche alcune ceste prodotte a mano, riempite di arance, le quali svolgono un ruolo importante nella seconda parte della funzione. Questa inizia dopo la conclusione della divina liturgia, quando l’Eparca e i sacerdoti si dirigono verso Piazza Vittorio Emanuele, la quale, collocata al centro dei quartieri storici della città, rappresenta il vero e proprio cuore di Piana degli Albanesi. Il corteo dei sacerdoti e dell’Eparca è seguito rigorosamente. La simbologia di questa breve sfilata è molto potente: viene fortemente richiamato il ruolo che i sacerdoti hanno per i fedeli, ovvero quello di fungere da guida spirituale per la comunità dei credenti. 

donne arbereshe di piana degli albanesi

A precedere le cariche religiose a capo del corteo vi sono solo alcune donne che indossano gli abiti della tradizione arbëreshë, caratterizzati dalla tipica moltitudine di colori delle culture orientali e dai ricami in oro e argento che impreziosiscono le stoffe. Ad accompagnarle vi sono anche uomini vestiti con un abito di ispirazione balcanica, che cerca di ricreare fantasiosamente l’antico costume tradizionale maschile arbëreshë, del quale, a differenza del costume femminile, si sono perse le tracce nel corso della storia.

Sono proprio i fedeli in abito tradizionale a trasportare le ceste riempite di arance fino in Piazza Vittorio Emanuele.

Una volta giunti in piazza, i sacerdoti si dirigono alla fontana “Tre Cannoli”, la quale viene decorata per l’occasione con foglie di alloro, simbolo di eternità nella tradizione cristiana, e arance, le quali con la loro forma sferica rappresentano il sole, la vita e la rinascita della natura, oltre alla fertilità della terra dove la comunità arbëreshë si è insediata. Per accrescere ulteriormente la carica spirituale dell’evento, sulla nicchia posta al di sopra della fontana viene anche inserita un’icona rappresentante proprio il battesimo di Gesù nel fiume Giordano. L’Eparca, una volta arrivato davanti alla fontana, immerge nelle sue acque una croce di legno e tre ceri. Le acque vengono benedette dal vescovo utilizzando un rametto di ruta, che simboleggia la purificazione, rievocando la manifestazione di Dio durante il battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Una volta bagnato, il ramo di ruta viene utilizzato per aspergere i fedeli e le stesse arance, esposte davanti alla fontana, che vengono così benedette a loro volta.

eparca di piana degli albanesi durante la teofania

A coronare di significato l’evento, rendendolo ancora più suggestivo, vi è il tradizionale volo della colomba bianca, la quale spicca il volo dal tetto della Chiesa Santuario della Santissima Madonna dell’Odigitria giungendo alla fontana Tre Cannoli. Essa simboleggia la manifestazione dello Spirito Santo durante il battesimo di Cristo.

Anche questa emozionante fase della funzione viene costantemente accompagnata dai canti liturgici in greco e si conclude con la distribuzione delle arance benedette a tutti i fedeli presenti. La solenne celebrazione si conclude con il ritorno nella Cattedrale di San Demetrio e con gli ultimi solenni inni sacri, che congedano la folla». 

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